Come si generano i terremoti - Il rischio sismico in provincia di Frosinone

PERCHE’ UN LIBRO SUI TERREMOTI ED IL RISCHIO SISMICO

La miglior difesa contro i terremoti è la prevenzione: costruire secondo le più moderne tecniche dell’ingegneria antisismica, adeguare, qualora possibile, gli edifici esistenti, costruire nelle aree a minore rischio, individuabili grazie agli studi di classificazione e microzonazione sismica del territorio. Al momento non ci sono altre strade praticabili: i terremoti, fenomeni complessi per tutta una serie di variabili in gioco, non sono prevedibili e forse non lo saranno mai.

PREVEDERE O PREVENIRE?

Prevedere i terremoti significa poter definire dove si verificheranno, che magnitudo avranno e soprattutto quando si verificheranno. Ai primi due quesiti i geologi, in decenni di ricerche e monitoraggi hanno saputo dare una risposta: con la zonazione e la microzonazione sismica oggi possiamo definire, con l’accuratezza richiesta dagli scopi di protezione civile, dove ci saranno terremoti e a quali accelerazioni sottoporranno i terreni e le costruzioni umane. Il terzo quesito, invece, è tuttora irrisolto ed a nulla hanno finora condotto gli studi sui fenomeni premonitori, nonostante le polemiche che spesso si susseguono, soprattutto sulla rete, a seguito di terremoti di una certa importanza

MICROZONAZIONE SISMICA COME MIGLIORE DIFESA

Al momento pertanto la migliore protezione dal rischio sismico consiste nella microzonazione sismica accompagnata dalla edilizia anti-sismica: l’Italia è un Paese a rischio elevato e il verificarsi di terremoti anche importanti non è affatto un evento raro. Cento anni fa, il 13 gennaio 1915, un terremoto devastante, cosiddetto di Avezzano (magnitudo 6.9), seminò morte, distruzione ed angoscia in larga parte dell’Italia centrale con particolare riferimento all’Abruzzo ed al Lazio.

RILEVAMENTI GEOLOGICI E DATI STRUMENTALI

La ricerca sismica ha bisogno di rilevamenti geologici e strutturali, ma anche di dati strumentali: senza una rete adeguata di sismografi e di geologi al servizio della comunità saremo tutti più a rischio. Dovrebbe far riflettere che solo in tre regioni dell'Italia centrale (Lazio, Abruzzo e Molise) sono presenti diversi sistemi tettonici in grado di generare terremoti con magnitudo superiore a 5.5: si citano, a solo titolo di esempio, il già menzionato terremoto di Avezzano del 1915, quello di Venafro (magnitudo 6.62 avvenuto 665 anni fa) e di Sant’Eufemia a Maiella (magnitudo 6.60 del 1706). Ma molti altri sono potenzialmente in grado di fare parecchi danni: un approccio serio al problema richiederebbe che questa potenzialità fosse ridotta ai valori minimi ammissibili attraverso il controllo costante del territorio e l’adeguamento strutturale, se possibile, degli edifici.

NECESSARIA UNA CORRETTA COMUNICAZIONE

E sarebbe doveroso anche un cambio di approccio da parte dei comunicatori: il terremoto, per l’Italia come per molte altre parti della Terra, è un compagno costante della nostra vita, testimonianza della ancora giovane età del nostro pianeta. Convivere con esso è necessario e perseguire le soluzioni utilizzando quello che la scienza e la tecnica oggi ci mettono a disposizione è indifferibile: monitoraggi, rilevamenti del territorio ed adeguamenti edilizi. Se poi, e questo è un auspicio utopico, gli Stati trovassero fondi anche per finanziare la ricerca nel campo della previsione, avremmo fatto tutto quanto nelle nostre possibilità per affrontare il tema con metodo scientifico e scevro dalle comprensibili emozioni che assurgono agli onori delle cronache solo a seguito di eventi di una certa gravità.