Premessa...
Questo è il primo romanzo legato alle vicende di Cartellino e dell’indiscusso personaggio principale: Il maresciallo Arduino Del Banchetto. Il successivo “L’abete di Natale” è quindi uno spin-off degli eventi narrati in questo primo romanzo, per cui consiglio vivamente a chi si appresta a leggere il trittico di Viselli, il cui ultimo romanzo s’intitola “Gli Ebefanti”, d’incominciare dal secondo per avere una “corretta” continuità temporale. In questa prima intricata vicenda, oltre al maresciallo Arduino, ritroviamo il Brigadiere Fulvio Ponte, l’appuntato Davide Mantona (quest’ultimo pupillo di Arduino dopo le tristi vicissitudini narrate nel romanzo “L’abete di Natale”) e Luca Corsari (al tempo bambino e capobanda di tutti i marmocchi che si erano opposti nel lontano 1975 al taglio dell’abete da parte del parroco Don Rodolfo... ma questa è tutta un’altra storia).
Novembre 1984, un’insolita indagine soprannaturale?
La vicenda si apre introducendo un presunto furto di pecore alla fattoria dei Brocco che si trova al limitare del fitto bosco sul fianco di Colle Montillo, avvenuto durante la festa di San Martino (che da tradizione prevede di passare la notte dormendo fuori di casa), in coincidenza con la prima notte di luna piena novembrina. Alcune singolarità rilevanti insospettiscono il maresciallo. La porta in legno del rifugio di pecore dilaniata, l’aia antistante devastata, della terra smossa che evidenzia un disegno dalla forma triangolare e delle piccole buche in prossimità dei vertici della figura geometrica e “dulcis in fundo” un ciuffo di ispido pelo grigio non appartenente a nessun cane in possesso di Augusto Brocco: il tutto accompagnato da una buona dose di sangue sparsa ovunque. Com’è naturale che sia, la superstizione radicata fra i residenti del piccolo borgo, giovani compresi, dà vita all’unica spiegazione possibile che risiede nel soprannaturale. In poche ore dal sopralluogo del maresciallo alla tenuta dei Brocco, si paventa la presenza di un licantropo che si aggira durante le notti di luna piena a Cartellino facendo scempio del bestiame. Fra interventi ironici misti a quelli più cupi e misteriosi, Del Banchetto e il suo seguito, dovrà far luce sulla questione avvalorando l’ipotesi soprannaturale o prettamente quella più terrena che coinvolge dei semplici ladri.
Il mistero diventerà sempre più cupo quando s’incominceranno a udire sinistri ululati riecheggianti e a scomparire anche i primi due residenti di Cartellino. Le uniche tracce lasciate sul luogo del misfatto sono degli indumenti lacerati e quello che a prima vista potrebbe essere sangue.
Il lasso temporale in cui si svolge la prima parte della narrazione è già affascinante di per sé, poiché parliamo dei mesi autunnali istoriati dai caldi colori delle foglie che creano un tappeto di sfumature che contrasta con la struggente nebbia che avvolge il piccolo paesino ciociaro di Cartellino. Le giornate come le notti sono illuminate quasi dalla stessa intensità dei due astri. Dal debole sole e dalla pallida luna, che filtra attraverso la boscaglia che la penna dell’autore rende viva e splendidamente dettagliata. Gli ambienti come il Gallo Ciociaro e il trasandato Bar di Robertone, immergono il lettore in un ambiente reale, supportato dall’ironia che diventa parte integrante di questa singolare indagine e che si estende anche all’ottima caratterizzazione dei personaggi. L’intreccio narrativo è incalzante e non lascia mai il lettore in un’inutile e lunga attesa per lo sviluppo degli eventi che si susseguono repentini con misteriosi colpi di scena che arricchiscono le già ottime aspettative per la risoluzione del caso. La scrittura è fluente e incolla il lettore alle pagine. Ma la ciliegina sulla torta è posta in maniera oltremodo misteriosa, cupa nel suo incomprensibile incedere con le indagini, quando si profila la possibilità che gli interventi del falso lupo mannaro, possano essere associati alla sequenza di Fibonacci. Arduo risalire ai primi numeri che coinvolgono l’aggressione o l’uccisione di animali, così come quelle ai danni umani. Del Banchetto spremerà le meningi e le farà spremere anche ai suoi sottoposti, riuscendo nel difficile compito di anticipare le mosse di un lupo mannaro troppo pensante e dal rigoroso ragionamento scientifico, che mal si addice a un animale di qualsiasi specie. Il finale è particolare e non scontato, bizzarro quanto basta e ben si amalgama a tutta la narrazione.
CONSIGLIATO!!!

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