La previsione dei terremoti ed i progressi della sismologia

Prevenzione terremoti e previsione terremoti

Prevenire i terremoti è diverso da prevederli, la prevenzione sismica è possibile ed auspicabile: occorre agire come se l’evento sismico atteso per una data area fosse imminente. La previsione dei terremoti, invece, al momento e forse per sempre, è impossibile (con buona pace di tutti i ciarlatani che ogni tanto spuntano come funghi nel web). Su che basi si afferma che la previsione dei terremoti non è possibile? Scientifiche, ovviamente. Gli scienziati sono tuttora al lavoro nello studio dei cosiddetti precursori sismici, i segni premonitori dei terremoti, ma siamo ancora in uno stadio primordiale, embrionale: finora l’applicazione di questo metodo non ha condotto ad alcun risultato positivo in merito alla previsione dei terremoti. Per questo motivo gli scienziati affermano, con cognizione di causa, che i terremoti al momento non possono essere previsti e forse non lo saranno mai. Forse perché il modello costruito non rappresenta fedelmente la realtà (cosa avvenuta spesso nella storia della scienza), forse perché le variabili in gioco sono una moltitudine, forse perché il tutto avviene a profondità inaccessibili per l’uomo e per i suoi strumenti.

Cosa è la previsione dei terremoti?

Cosa si intende però quando si parla di previsione di un evento sismico? Sinteticamente, definire dove questo terremoti avverrà, che energia libererà e quando avverrà. Ai primi due quesiti i geologi hanno già da tempo risposto ed infatti noi sappiamo dove avverranno i terremoti (zone sismiche) ed anche che energia libereranno (magnitudo attesa e massima oscillazione del terreno attesa). Non sappiamo quando precisamente ciò avverrà, ma le risposte ai primi due quesiti sarebbero da sole più che sufficienti per consentire di ridurre al minimo il rischio sismico, soprattutto nelle nuove costruzioni, grazie alle conquiste della ingegneria antisismica.

I segni premonitori dei terremoti

Vediamo però ora a che punto è la ricerca scientifica sul tema dei precursori sismici. Secondo la teoria, ancora ad oggi valida, del rimbalzo elastico (Elastic rebound theory) di Reid, un sismologo, elaborata studiando il terremoto di San Francisco del 1906, il terremoto consiste in un veloce rilascio elastico dell’energia che si è accumulata nelle rocce (litosfera) sottoposte a forze che risiedono nel mantello (astenosfera). Tali forze deformano le rocce della litosfera; superata, in un determinato punto dell’area deformata, la soglia di resistenza della roccia si genera una faglia che si propaga velocemente al resto dell’area deformata generando il terremoti. Le rocce deformate, nel recuperare la posizione originaria precedente alla deformazione, rilasciano l’energia accumulata. Nello studio dei fenomeni premonitori dei terremoti i sismologi usano quello che viene chiamato “approccio previsionale di tipo probabilistico”: ovvero, il monitoraggio dei fenomeni premonitori deve poter indicare la probabilità che un evento sismico si verifichi in un dato intervallo di tempo e in un data area. Ovviamente, e questo purtroppo ad oggi ancora non si è verificato, per poter essere efficace, la probabilità di previsioni sbagliate e/o mancate deve essere bassissima. Lo studio dei fenomeni premonitori dei terremoti si basa sul modello di Nur del 1972 sulla genesi del terremoto, fondata sulla teoria del rimbalzo elastico: un modello, come noto, è una rappresentazione, in questo caso fisico – matematica, di quello che avviene nell’ipocentro prima, durante e dopo il terremoto. Se il modello non rappresenta la realtà tutte le conclusioni da esso discendenti saranno ovviamente errate: da questo si comprende come sia importante costruire un modello efficace. Questo modello prevede tre fasi: lo stress applicato alla roccia la deforma progressivamente, compaiono le prime microfratture, la roccia si rompe e genera il terremoto. Sulla base di questo modello e degli effetti ipotizzati, ad oggi, in varie parti del mondo (particolarmente Cina, USA, Turchia), sono stati studiati, con risultati nulli, i seguenti fenomeni premonitori dei terremoti: variazione del rapporto della velocità delle onde sismiche più veloci e meno veloci, deformazioni del suolo, variazioni delle concentrazioni del radon, variazioni della resistività elettrica delle rocce, microsismicità (cioè il numero di piccoli terremoti che si verificano in un certo sito). Soprattutto su questo ultimo aspetto si è fatta in questi anni una gran confusione: tra i non addetti ai lavori si ritiene, in modo del tutto errato, che un cosiddetto sciame sismico sia prognostico di un terremoto devastante. Questo negli ultimi anni si è verificato solo in occasione del terremoto de L’Aquila, ma ricorderemo che il terremoto dell’Emilia e quello di Amatrice non sono stati preceduti da sciami sismici. E vi sono decine di casi di importanti sciami microsismici che poi non sono terminati con un terremoto importante.

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