I vari tipi di faglie e la genesi dei terremoti

I tre tipi di faglie

Quando le rocce si rompono si generano delle fratture denominate faglie da cui si originano i terremoti. Possiamo sinteticamente suddividere le faglie in 3 grandi gruppi:

FAGLIA DIRETTA: una parte del terreno si abbassa, la lunghezza totale dell’area aumenta

FAGLIA INVERSA: una parte del terreno si alza, la lunghezza totale dell’area diminuisce

FAGLIA TRASCORRENTE: le due parti del terreno scorrono in senso orizzontale, la lunghezza totale dell’area non varia

La classificazione delle faglie nella sismologia

Ai fini sismici, le faglie, di qualsiasi tipo siano, sono inoltre classificate in:

SISMOGENETICHE: faglie in grado di generare terremoti

SISMOGENETICHE PRIMARIE: faglie che hanno generato in tempi recenti i terremoti di maggiore magnitudo

CAPACI: faglie suscettibili di movimento in seguito ad un sisma generato da un’altra faglia e responsabili di deformazioni superficiali del terreno

Le aree delle faglie nella sismologia

All’interno dell’area di faglia inoltre possiamo individuare le seguenti aree di interesse:

ASPERITA’: area di maggiore resistenza sul piano di faglia in cui si accumula lo sforzo e che può causare, a causa dell’accumulo di energia, terremoti di grande magnitudo

AREA DI DEBOLEZZA: solitamente è l’area in cui la roccia si rompe e da cui si origina il terremoto. Da questo punto la rottura si muove lungo il piano di faglia con una velocità di circa 3 km/s. Non bisogna confondere il movimento della rottura lungo il piano di faglia con la propagazione delle onde sismiche: la rottura del piano di faglia si muove appunto su questo piano, mentre le onde sismiche in ogni direzione

BARRIERA: zona di maggiore resistenza di una faglia ed in corrispondenza della quale non si verifica rottura che invece avviene nelle zone adiacenti fino all’isolamento della barriera stessa che, in questo caso, diviene una

ASPERITA’. In corrispondenza delle asperità gli sforzi continuano ad accumularsi fino al raggiungimento del limite di rottura con conseguente genesi di un terremoto di grandi proporzioni

I terremoti di elevata magnitudo possono provocare altri terremoti di anche a centinaia di chilometri di distanza e anche dopo mesi dall’evento principale. In pratica, il campo di tensione prodotto da un terremoto modifica i campi di tensione delle aree raggiunte dalle onde e conseguentemente può innescare altri fenomeni o accorciarne i tempi di ritorno (è come se un terremoto fosse un’onda di piena di un fiume: appena raggiunge un lago che sta per esondare ne accelera l’esondazione apportando velocemente molta acqua). Allo stato attuale delle conoscenze, però, non è possibile conoscere lo stato di tensione delle faglie sismogenetiche e pertanto neanche determinare le variazioni indotte dai terremoti a questi stati di tensione.

Per approfondire