Per la carta l'economia circolare è già realtà ma, senza impianti di trattamento per gli scarti, soffrirà e si bloccherà anche il riciclaggio
Per il settore cartario l'economia circolare non è una novità, è una pratica che va avanti da molto tempo perché in essa si contemperano vantaggi ambientali e risparmi economici: si realizza, pertanto, un connubio perfetto senza che sia necessario, salvo casi critici, un intervento di stimolo normativo.
Infatti (fonte: I rifiuti al tempo dell'economia circolare, R. Viselli, 2019), per produrre una tonnellata di carta vergine servono 15 alberi (pari ad un boschetto grande come una casa) e 440.000 litri di acqua (pari ad un lago grande come un campo di calcio e profondo 10 centimetri). Per produrre una tonnellata di carta riciclata, invece, non serve alcun albero e solo 1.800 litri di acqua (pari sempre ad un lago grande come un campo di calcio ma profondo solo mezzo centimetro).
Ma il riciclaggio della carta produce il cosiddetto pulper che, per composizione e struttura, trova collocazione naturale, efficace, efficiente ed ambientalmente sostenibile nel recupero energetico.
La produzione annua di pulper si attesta su circa 300.000 tonnellate: è intuitivo comprendere che, se risulta complesso e dispendioso gestire gli scarti del riciclaggio, quest'ultimo potrebbe subire rallentamenti o, ancora peggio, battute d'arresto.
Il tutto, quindi, è collegato e proprio per questo il legislatore ha sempre pensato alla integrazione delle fasi al fine di ottimizzare la gestione, minimizzare lo scarto e massimizzare le quote riciclate e recuperate.

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